L'APPROCCIO LUDICO
La proposta di un'esperienza linguistica, a livello primario, affidata a tecniche ludo-pragmatiche nasce dall'osservazione dei bisogni primari del bambino. Nel gioco egli esprime la realtà o, meglio, la rappresenta secondo la sua immaginazione; si avvale, per soddisfare i suoi bisogni comunicativi, di tutti i linguaggi espressivi; si muove liberamente dimostrando di possedere un innato senso organizzativo. Manipolare gli elementi linguistici con azioni concrete attraverso il gioco o altre attività, trasformando la lingua in oggetto concreto da scomporre e ricomporre nei suoi elementi più significativi è il solo modo di permettere al bambino di impossessarsi delle categorie concettuali proprie del sistema grammaticale della lingua straniera.
Promuovere, dunque, l'apprendimento attraverso una serie di operazioni concrete significa adeguarsi alle capacità intuitive del bambino ed aiutarlo a passare progressivamente "al successivo stadio dell'apprendimento analitico".
Noi insegnanti elementari siamo abituati ad organizzare giochi didattici in classe, ma l'applicazione del gioco all'apprendimento della lingua straniera segue tecniche particolari.
Numerosissime sono le proposte di giochi fatte, in prevalenza, dalla tradizione anglosassone: molti di questi sono divertenti oltre che didatticamente validi, ma sovente, per il loro carattere statico, possono risultare inadatti ai nostri vivacissimi bambini.
L'insegnante dovrà operare delle scelte oculate e precise, in base alle caratteristiche della classe e delle "variabili" che si verificheranno nel corso dell'insegnamento-apprendimento. Una scelta inadeguata dei giochi e delle attività alternative non solo non agevoleranno l'apprendimento del nuovo codice linguistico, ma potranno confondere e disorientare definitivamente i bambini.
L'insegnante sceglierà giochi statici e dinamici e li adopererà a seconda della situazione contingente della classe; alternerà giochi di gruppo con giochi di coppia; farà uso di attività come il dialogo aperto e la drammatizzazione in cui le doti di spontaneità ed espressività del bambino si esalteranno attraverso l'uso del gesto e delle voce; le alternerà con il disegno e il canto.
Farà uso anche di materiali di supporto: cartelloni, orologi di cartone, maschere, burattini e marionette, lavagne magnetiche e pannografiche. Alcuni anni fa insieme all'aiuto dei miei alunni abbiamo realizzato una lavagna di veltro con pochissima spesa: strisce di veltro incollate sopra un quadrato di compensato; le figure (un coniglio, un orso, un cane, un bambino, una bambina), disegnate ed incollate su cartoncino robusto, avevano sul retro una striscetta dell' altra parte del veltro per aderire sulla tavoletta. Quest'ultima veniva usata per animare storie e per essere manipolate da Gianluca, non vedente. Inoltre abbiamo preparato nuvolette con le frasi o dei dialoghi dei personaggi delle storie scritte in braille.
Altri efficacissimi mezzi didattici sono il teatro dei burattini e le marionette. parlare attraverso di essi è un'attività che risponde ad un istinto profondo e molto vivo nei bambini. Se l'insegnante dispone di cassette con le registrazioni delle funzioni comunicative essenziali, potrà animare dialoghi e scenette; i bambini stessi, quando avranno acquisito alcune capacità comunicative, potranno fare da burattinai, usando ed estendendo liberamente il materiale linguistico interiorizzato.
Tutte queste attività contribuiranno a "stimolare l'apprendimento naturale" di un altro codice comunicativo.
Ma come può essere "naturale" l'apprendimento di una lingua straniera? E' un atto intenzionale, pianificato, con elementi di interferenza, diversamente dall'acquisizione della lingua materna che è un atto naturale, spontaneo, non pianificato, senza elementi di interferenza.
I nuovi programmi intendono probabilmente indicare, con l'espressione "apprendimento naturale", un'esperienza didattica in grado di fornire una serie di tecniche ludo-pragmatiche che suppliscano alla mancanza di una naturale attività della lingua.
Inoltre è didatticamente positivo creare un'aula linguistica, e laddove non sia possibile, almeno un angolo linguistico. Tentare di ricreare il clima culturale e psicologico del paese straniero è un'attività di primaria importanza: I giornali, le riviste, una cartina geografica, le cartoline illustrate, i "posters", tutto ciò che ricordi il paese di cui si studia la lingua concorrerà ad immergere il bambino nel clima culturale creando gradualmente quel dépaysement tanto necessario per la comunicazione in un nuovo codice linguistico.


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